Metti una sera, a Milazzo. Un gruppo di amici, tra i quali il sottoscritto, che si annoiano dei soliti eventi mondani della nostra realtà di provincia, sente dire in giro che esiste a Milazzo un orfanotrofio abbandonato, con dentro bambole impiccate, tracce di sangue ed altro. Decidiamo ad andarci e, vista l'ora tarda, ci muniamo di torcie e quant'altro per l'esplorazione del posto. Arrivati sul luogo in una via non molto periferica dal centro di Milazzo, ci accorgiamo subito che abbiamo a che fare con qualcosa di strano, di anormale. Il cancello che introduce all'orfanotrofio, infatti, è del tutto per terra, mentre quelli laterali sono intatti. Dall'ingresso il posto sembra del tutto disabitato, mentre dall'altra parte del vicolo, in direzione dell'orfanotrofio, fa bella mostra una casa con delle tendine di seta rosse, che spinte dal vento sembrano invitarci sinistramente ad intraprendere la strada che conduce, in mezzo ad una piccola radura, alle scale dell'edificio. Superato il primo varco, sorprendo con la luce un pupazzo bianco, con dei grandi occhi che, con l'effetto ottico riflesso, sembrano seguire il tenue fascio di luce. Mentre ci inoltriamo, ci accorgiamo dello strano silenzio, seguitosolo dall'abbaiare dei cani, che ogni tanto smettono, per ricominciare qualche attimo dopo. superato il primo varco di erbacce, giungiamo ai piedi dell'orfanotrofio, dove ci accorgiamo che un laccio, pendente dalle inferriate del balcone, tiene qualcosa: è la prima bambola che incontriamo, impiccata, ma qualcosa, il luogo sinistro, la poca luce, l'abbaiare dei cani trasformatosi in guaiti ad una luna piena, il rumore del vetro sotto le nostre scarpe, ci dice che il posto è pieno di cose oscure, che andrebbero indagate. Di fronte alla scala che introduce all'ex orfanotrofio, alcuni di noi decidono di aspettarci fuori, mentre noi proseguiamo. Entrati nelle stanze dell'orfanotrofio abbandonato, ci accorgiamo di strane tracce rosse sui muri, mentre chi è più avanti ci chima; nelle altre stanze, ci sono altre bambole impiccate, alcune al posto dei lampadari, altre alle porte, dove compaiono teste staccate dal corpo oppure pupazzi legati ad un filo nero, in maniera anomala. La luce proiettata nei corridoi fa uno strano effetto profondità, tanto da farci apparire le bambole mosse, più grandi, o comunque macabramente dondolanti. Le nostre parole rimbombano per le stanze, e l'idea di dividerci non mi sembra buone, viste le dimensioni del posto. Approssimandomi da solo ad una tromba di scale, di cui non riesco a vedere dove va a finire, mi accorgo che di fronte a me ho uno spettacolo agghiacciante: un intero corridoio, stretto, fatto di porte a specchio, è una galleria di bambole impiccate, di cui, all'ingresso, non si vede l'uscita. Uno di noi, entrato da un'altra stanza, trova "la sala dei giochi", un posto che riassume tutto quello che abbiamo visto in precendenza, con una sola differenza: dei dati su un muretto, che formano la parola "AIUTO". Resto pensieroso per un pò, e decido di tenermi per me quello che so a proposito di bambole impiccate et simila, per non preoccupare più del dovuto il resto della truppa. So di rituali satanici fatti con le bambole, per sconsacrare posti ed adibirli a culti malefici, così come di pratiche fatte da religioni centroamericane e africane con bambole, di cui il wu dù a confronto è un giochetto per bambini. E poi, ci sono anche fatti di cronaca, realtivi a posti con bambole appese ad alberi. Ma di questo è meglio non profferire nulla. Dopo alcune foto, decidiamo di uscire, visto che l'aria in quel posto diventava irrespirabile. Ma con una promessa: torneremo!