Il Comunismo non è amore. Il Comunismo è un maglio che si usa per schiacciare il nemico.

Mao Tze Tung
Soffriva, in quella notte placida d’agosto. Il sole, rovente, lo aspettava la mattina dopo, a picchiare puntualmente sul suo capo. Rosicchiava le sue unghia pensando, sotto le lenzuola profumate e fresche, alla sua conturbante vicina, tutto pepe e minigonne rosse, polpacci rosa e cosce carnose, spesso accompagnati da lucidi stivali in pelle neri. Non sapeva come mai, forse per via della tensione che in qualche maniera voleva stemperare, ma si ricordava di lei solo dalla vita in giù. Forse per lui le donne erano solo un paio di cosce ed un seno, un nodo di carne ben modellata sotto abiti succinti e provocanti. Quella sera pensava ad altro perché le vie della città erano invase da qualcosa di diverso, di misterioso ed orribile, che fino a quel momento aveva sterminato interi villaggi. Ciò che rendeva questo “qualcosa” atroce, era il modo in cui le sue vittime morivano: l’emorragia interna allo stomaco, che sfociava in una perdita di sangue dall’ombelico, da cui poi facevano seguito le budella e l’intestino. Qualcuno che aveva assistito alla scena, era impazzito. Le vie della sua città brulicavano di persone che, senza capire bene cosa stesse succedendo, cercavano, con azioni confuse e disordinate, una via di fuga alla morte, invisibile ma sempre in agguato. A casa sua, però, la morte non aveva fatto capolino, e tanto gli bastava. Quell’estate così calda, aveva portato nelle case di quel paese diversi insetti, di cui alcuni, si dice, portatori di quella terribile strage. Non pochi, però, optavano per un coinvolgimento della città negli esperimenti di una base militare vicina, che secondo i soliti giornalisti in cerca di notorietà, facevano strani esperimenti con armamenti proibiti. Secondo uno di questi scribacchini, calatosi direttamente nella base fingendosi lavoratore, i militari stavano plasmando creature orribili, frutto della combinazione di dna animali con quelli umani. Il generale Greywolf lo aveva detto chiaramente nel corso di una parata:”siamo interessati a far nascere il soldato nuovo, una nuova stirpe di soldato. Non il soldato tecnologico immaginato dagli scrittori di fantascienza, ma un milite diverso per razza dagli altri soldati”.
Queste dichiarazioni furono prese come assolute da un gruppo di fanatici pacifisti, che dissero di aver visto “uomini con la pelle di serpente”, soldati “con volti di animale” aggirarsi per i boschi durante un raduno per la pace.
Accese la Tv. Notò, con molto fastidio, che mentre il numero dei canali aumentava, il format dei programmi, così come dei telegiornali, diventava sempre più simile di giorno in giorno. Il Canale Uno, dove momentaneamente era sintonizzato, riproduceva la fiction “il male prima dell’Aquila”, che narrava la storia vera di un gruppo di ubriaconi, diventati eroi per aver sgominato una banda di commercianti asiatici che stavano mandando in rovina gli onesti negozianti del centro. Gli onesti negozianti, per ricompensarli, mettono una buona parola in loro favore con gli spacciatori ed i fornitori di cocaina, diventandone poi affiliati. In men che non si dica, gli ormai ex ubriaconi diventano ricchi, ma non mancano i problemi. Infatti, per una partita di droga andata a male, per una imprudenza che fa scoprire alla stampa ed alla polizia il traffico ed i consumatori, gli ubriaconi vengono uccisi nelle maniere più atroci: uno di loro viene ucciso in un cimitero, di fronte ad una tomba aperta; un altro viene fatto morire dissanguato, e così via. I rimanenti, tentano di fregare la malavita, ma vengono uccisi a loro volta.
A lui di quella storia fregava poco, come del resto, era troppo impegnato a distrarsi. Mentre le immagini scorrevano lente sullo schermo, si accorse che il suo stomaco perdeva sangue, mentre delle macchie verdi si erano formate sul suo braccio. Si toccò la fronte, il punto indolenzito dalla mattina, e si accorse che la pelle stava iniziando a cadere, insieme ai tessuti, scoprendo cranio. Mentre la sofferenza aumentava fino a svanire, pensava che forse , se la gente non avesse voltato gli occhi di fronte al marcio che avanzava cambiando la rotta, forse, molti si sarebbero potuti salvare. Ma adesso era troppo tardi, e molti, con lui, rimpiangevano il tempo in cui la possibilità di cambiare era ancora possibile. Le immagini scorrevano lente e uguali sullo schermo, mentre il vicino di casa, che aveva assistito alla sua morte, chiudeva velocemente le persiane della sua finestra.