IN RISPOSTA A L. P.
Dopo intensa ed appassionata discussione con L ,sono arrivato alle seguenti "concordate" conclusioni : tutti noi siamo esseri limitati , non soltanto fisiologicamente .Però tramite la ragione e la cooperazione con altri uomini , secondo me , si può uscire da condizioni altrimenti insuperabili . A volte ciò non è possibile perchè vengono fuori tutti i nostri limiti . I nostri simili sono bravi a rivolgere la loro rabbia contro chi invece ha le migliori intenzioni . In queste situazioni ( e qui siamo perfettamente d'accordo) all'uomo "illuminato" e accorto non resta che la via del solitario , aperto solo a chi come lui condivide la sua sorte . Il solitrio incontra gli altri solitari sul suo cammino ( così come Nietzsche "incontrava" gli spiriti liberi ...) . . Non possiamo cambiare la radice malata del pensiero dei più . Come dice Epitteto nel suo manuale "siamo liberi di dare il nostro assenso o meno a tale siatuazione" , o comunque ne prendiamo atto .
Riguardo il mio concetto di ontologia : L'Uomo è un segmento di tempo ; vive un tempo limitato e lineare , irreversibile nel suo accadere . A partire da ciò , la vita assume maggior significato , la vita di ognuno , la vita di tutti . Questo aspetto apre un orizzonte di senso nuovo : ogni attimo della ma esistenza è unico , è intimamente mio (o di ogni persoe che lo vive , ovvio ). Avendo la consapevolezza del finito , delle mie peculiarità , non ho paura della morte , che è una possibilità . Anzi , il nostro Essere per la morte (come direbbe Heidegger ) , la consapevolezza della possibilità della fine mi offre la possibilità di far uscire il mio vero Io , scartando tutte le maschere e le costrizioni sociali . Per assurdo la limitatezza dell'esistere ci apre una libertà incondizionata di scegliere il nostro esistere ; ciò che noi siamo e nessun altro può o potrà mai essere .
Quando si arriva a questa consapevolezza anche le esperienze negative vengono rilette e comprese , così come le persone che ci hanno fatto del male .
Questa consapevolezza ci avvicina alla divinità . Soltanto che , riprendendo Panikkar , ogni nostro momento del vissuto si carica di sacralità , facendo sparire quell'assurda distanza intercorrente fra trascendenza ed immanenza .

Mi pare, a volte, che il mio sangue fiotti come una fontana dai ritmici singhiozzi. Lo sento colare con un lungo murmure, ma mi tasto invano in cerca d'una ferita.
Fluisce attraverso la città come per un campo recintato e trasforma i selciati in isolotti, cava la sete a ogni creatura, tinge la natura in rosso.
Spesso al vino capzioso ho chiesto di addormire per un giorno il terrore che m'assilla; ma il vino rende l'occhio più acuto e l'orecchio più fino.
Ho cercato nell'amore il sonno dell'oblio; ma l'amore, per me, non è che un materasso d'aghi fatto per procurare da bere a crudeli puttane.
Charles baudelaire , "I FIORI DEL MALE " .