In questi giorni di campagna eletotrale, cresce in me un senso di disagio, dovuto a dover affrontare non tanto una campagna elettorale con lo scopo di proporre un'alternativa politica ad un'altra, ma quella di difendere questa stessa idea della politica alternativa, messa in discussione da due partiti molto simili, che vogliono spartirsi l'Italia. A questo si è opposto lo schieramento della Sinistra Arcobaleno, che coinvolge la stragrande maggioranza, forse ciò che è rimasto, della Sinistra politica italiana. E già questo è un fatto di desolazione; nn c'è solo una destra altamente pericolosa, ma anche un partito democratico "cannibale" che è spalleggiato a sua volta da confindustria e che assomiglia, anche nelle promesse elettorali, sempre più al partito berlusconiano. in questo panorama, in cui circolano voci sul presunto "voto utile", che in realtà è una cazzata, sembra di vivere una fase di accerchiamento, in cui, finalmente, si toglie l'anomalia italiana di una Sinistra in grado di incidere in questo paese. Tuttavia, un risultato positivo alle politiche nazionali della Sinistra L'Arcobaleno, ed un risultato positivo anche alla regione Sicilia(a tal proposito, vota Giunta!), con l'elezione di nostri rappresentati, oltre ad un accorciamento delle distanze tra destra e sinistra, potrebbe spezzare, creare un varco in questo accerchiamento e, chissà, dopo il voto riuscire a ribaltare la situazione, con una politica realmente incisiva per le classi sociali più deboli. siamo di fronte ad un bivio: o la sinistra riesce a crearsi il già citato varco e ribalta in un secondo momento la situazione(come sta facendo la Linke in Germania,ad esempio), o rischia un ridimensionamento che peserà nei prossimi anni, in cui potrebbe assistersi ad una polarizzazione del voto tra due partiti identici o quasi.
Vorrei però concludere dicendo ce il processo unitario della sinistra nn è stato davvero il massimo. Capisco la fretta dovuta alle elezioni, che ha portato anche ad un simbolo che a me personalmente non piace, e soprattutto a forzare anche le alleanze. Tuttavia, nei territori mancano coordinamenti, tanto che si assiste al proliferare di iniziative senza un minimo di coinvolgimento di altri componenti e viceversa. Speriamo solo che un buon risultato ci faccia riflettere, dopo le elezioni, con mente lucida sui meccanismi del nuovo soggetto unitario.
Sabbia nelle mie mani. Sabbia e vento. Vedo i tuoi occhi, il tuo sorriso, ma non riesco a prenderlo, è distante. Penso a te. L’idea di te che ho sempre avuto, quella che ho sempre cercato negli occhi di mille altre. Sometimes. And the day is bad day.
Nuivole grigie sul mio cielo, la mia stada è lo stesso colore. Prendo a morsi il mio tempo, busso alla speranza, apro i cancelli del paradiso. Ma non ti trovo. Dove sei? Forse, una scintilla nell’aria, in una stanza buia, è fata, segno di speranza, o solo follia. Sul pianoforte vibrano le note della mia anima, del mio stato, in un salscendi di emozioni, di ricordi, ogni cosa prende il suo posto, ogni ricordo ha il suo perché. Ed ogni male che è stato, è solo il percorso propedeutico che mi porta a te, per capire meglio la tua bellezza. Man of the moon, finally.
Percorro la mia via, credendo di essere solo, con il tuo sguardo benevolo che mi accompagna ad ogni svincolo, ad ogni curva, ad ogni inclinazione del mio essere. Aristotele, solo ora l’ho capito.
Eppure ho già lasciato dietro di me molti
Agrodolce sentirmi
In una strana adoescenza, conobbi amici che morirono di morte innaturale, che oggi continuo a ricordare, e prego per loro. Close to me tonight. And more.
Apprezzo la tua comprensione, il tuo guardarmi in silenzio, il mio improvviso imbrunirmi il volto. Ma troppe ferite ho dentro, tutte non mortali, ma molte.
Boys, don’t cry, mi dicevi, ma io nn piangevo. Pensavo a tutte quelle a cui ho regalato momenti indimenticabili, frasi stupende, senza mai ricambiarle.
Una nuvola copre il sole, “il maltempo si è rimesso, finalmente”. Piove sull’asfalto attraversato, e la strada emana un odore inebriante, duro, terso. Guardo il cielo, gocce sul mio viso, poca luce.
Ho perso molti amici, vuoi per lavoro, vuoi per menefreghismo, vuoi perché non ho più voglia di parlargli.
Ma adesso ho te, ed è questo che conta; voglio intraprendere con te il resto del mio percorso. Viandante innamorato.

Punto primo:noi abbiamo fatto poco? Ma se abbiamo organizzato due iniziative pubbliche nello spazio di 10 giorni, per dirtene soltanto una, per poi non dirti la creazione del Nidil, del giornale e forse della Web radio… Proprio per questo aumentiamo gli iscritti e siamo presi a modello da tutta la federazione, compreso il “Leader carismatico dei portuali”, che mi chiede i miei contatti con alcune associazioni della stessa Messina; perché siamo belli in faccia probabilmente. Per la cronaca i destrorsi barcellonesi si riuniscono solo per due motivi: per spartirsi i soldi del mercatino e per raccogliere voti per le elezioni; per il resto dell’anno le loro sedi sono infestate dai topi. Chiedere per credere.
Punto secondo: come fare campagna elettorale a Luciano? Ci sono mille ragioni che luciano sostiene e che sostengono il grande Lucio: dalla politica di piena occupazione, ai corsi di formazione giovanili fino alla trasparenza dei bandi pubblici, per dirne alcune. Faremo un blog apposito per lui, per la sua campagna. Poi forse, se tu avessi sentito luciano durante qualche convegno che abbiamo organizzato di recente magari gli argomenti, detti dallo stesso lucius, li trovavi.
Piccola precisazione: nessuno ha mai “costretto” luciano a candidarsi, come invece avviene in altri partiti, ma è stato lo stesso luciano che ha deciso di mettersi in gioco. Non è mistero che io avevo invitato lo stesso luciano a ripensarci, per via di tutta una serie di ragioni, in primis la scuola e la giovane età dello stesso lucio. Nessuno vuole che luciano si bruci, anzi, anche se andrà male (anche se secondo me per luciano comunque vada non andrà male) saranno le prove tecniche per il futuro.
“per ora ha solo popolarità il che è un buon punto di partenza per una sua carriera politica… quella che spero voi partito non state sfruttando politicamente …” cioè fammi capire,se qualcuno dice che sosterrà luciano dobbiamo dirgli di lasciar perdere?
1. io sono la prima a pensare che luciano è validissimo anche politicamente come un promettente Pasquale Rosania o un Carmelo Ingegnere
ma siete immaturi per i motivi sopra spiegati…. immaturo ma ancora per poco lo è anche Vito Calabrese ,un uomo che quando si presenterà sfonderà ,perkè lui saprà presentarsi al momento giusto
io ho una grande stima di luciano sia come ragazzo che come futuro uomo della politica …
peccato davvero che il mio commento sia stato mal interpretato
ti ringrazio per la stima politica, ma non mi sento ancora completo. E non penso di ripresentarmi come segretario, anche perché il lavoro con la federazione mi occuperà molto tempo. Vito è un altro grnade elemento, insieme a Pasquale, che sono più politici e cinici di me, che invece sono ancora, nonostante tutto, un inguaribile romantico.
Punto quarto: “io sono di sinistra sempre, ma voto pd”. Il voto utile secondo me è un imbroglio, perché tutti sappiamo che cosa sarà dopo le elezioni il “Veltrusconi”.
Punto quinto: il vostro splendido segretario. Tu non commenti più per colpa mia? Mi dispiace, ma ho ribadito un mio pensiero. Non ho mai negato il tuo impegno, anzi, mi è dispiaciuto che tu te ne sia andata. Tuttavia, se si rimane solo per il diritto di tribuna, meglio lasciar perdere. Ma poi dico: com’è ke quando qualcuno mi vuole attaccare dice che sono io che influenzo gli altri, che sono tutti pecoroni che io occulto con la mia maestria? La gente che frequento è gente matura e responsabile, non insultiamola. Non ho mai occultato il lavoro di nessuno, e chi mi conosce lo sa. Se sono ancora io il segretario ci sarà un motivo. Forse se ce n’era un altro tante cose non sarebbero successe…
Ultimo punto: Mi dispiace. Mi dispiace davvero che tu abbia cambiato opinione. E’ vero, la gente cambia. Ti auguro buona fortuna per il tuo percorso, e lo dico senza infingimenti, ti auguro ogni bene, perché te lo meriti. Io farò il mio percorso, così come sto continuando a farlo, senza guardare indietro, ma non dimenticando nulla. Buona fortuna e Buona vita!
E benvenuti nell'inferno questa è la periferia
Qui la fortuna non si ferma e intanto il tempo se ne va
Venerdì sabato domenica e poi sempre un lunedì
Con quel suo grigio dormitorio e quella voglia di andar via
Ma senza soldi che farò, non lo so
Senza una lira dove andrò, io camminerò
Insieme a chi ha pagato sempre, ucciderò la proprietà
Rischiamo solo di rimetterci catene e povertà
……Niente più fughe resterò
E taglierò con una falce privilegi e ipocrisia
E inchioderò al muro chi campa sopra la vita mia
Dalle macerie della mia generazione si alzerà
Un pugno chiuso e una canzone…
LA storia di Pat Garrett e di Billy the Kid è entrata nella leggenda del west: banditi legati per la pelle, dividono le loro strane nel momento in cui Pat Garrett, il socio più grande, decide di passare "dall'altra parte", diventando sceriffo al soldo dei proprietari terrieri che, come insegna la storia americana, inizarono a "recintare" tutti gli spazi liberi del west. Spazi in cui Billy e la sua banda scorazzavano liberi e felici, fino a quando lo stesso Garrett non viene incaricato di ricercarlo per fermare le sue razzie. Da questa storia, già epica di suo, perchè si intaglia in uno scenario poetico e brutale come il West americano, è stato tratto un film altrettanto epico, con un regista e degli attori bravissimi, ed una colonna sonora destinata alla Storia, scritta da un Bob Dylan d'annata. La colonna sonora era Knocking on Heavens Doors, conosciutissimo pezzo, che pochissimi fanno risalire al film in questione.
La caccia che si apre, che vede i due ex compagni uno contro l'altro schierati su due fronti diversi, risalta due modi di intendere la vita, la libertà, la storia stessa dell'amercia: da una parte il vecchio Garrett, al soldo dei padroni americani che non vogliono "intralci" ai loro piani di espansione economica, e che considerano i vari banditi, spiriti liberi delle praterie antitetici al loro modo di ragionare, ormai dimentico di quello ke era la sua vita libera, fiuta il vento e passa dalla parte dei "vincenti": sa che il mondo di Billy è destinato a scomparire e si adegua; dall'altra il giovane Billy, ostinato bandito che non ci pensa proprio di finire la sua vita al soldo di qualcuno, continua la sua fuga da un villaggio all'altro in cerca di rifugio presso i vecchi compagni, alcuni dei quali passati con Garrett dalla parte del padrone, altri invece fedeli fino alla morte alla loro libertà e lealtà verso il giovane Bill. Com'era prevedibile, Pat scopre il suo vecchio amico e lo fa fuori, uccidendo, oltre Bill, anche una parte di sè stesso. Vince l'America della proprietà privata, dell'ordine e del classismo, contro quella giovane e ribelle, magari un pò anarchica e chiassosa di Bill.
Tuttavia, il giovane bill sembra ancora cavalcare le libere praterie del west e ricomparire ogni volta che un giovane nel mondo si ribella verso le regole imposte in base ai soldi ed al potere. A bussare alle porte del paradiso.

Questa è davvero buffa, ma rende conto del mio "stato alterato" attuale. Devo delle scuse e delle spiegazioni, soprattutto a Ciccio, che si è preoccupato per quanto letto di recente su questo blog. Ultimamente ho attraversato una fase di sconforto, legata ad alcune vicende personali, strettamente legate anche al discorso politico. Dico, innanzitutto, che ho espresso il desiderio di lasciare, di passare la mano, ma tutti i compagni, di vita e di partito, dentro e fuori determinate vicende, mi hanno "intimato" di rimanere, facendomi capire che il mio lavoro è fondamentale e che è essenziale non mollare proprio ora, visti i risultati raggiunti, impensabili altrimenti. Oggi mi sento davvero meglio, deciso più di prima a continuare e "resistere" in una città dove fare politica con determinate idee è molto difficile, ma dove, a mio parere, esistono delle potenzialità a dir poco rivoluzionarie. Grazie a tutti, Compagni!

Sensazione di vuoto, di stanchezza, di stress. Mi assale una voglia di cambiamento radicale, tipica di uno stato di malessere trascinato troppo a lungo. il mio.
Credevo fosse tutto finito, quando invece non avrei mai immaginato che la burrasca fosse solo rimandata. Evidentemente si sta facendo un gioco al massacro che non aiuterà nessuno, nè come collettivo nè come singoli.
C'èra da metterlo in preventivo. Qualcuno non ha accettato la mia scelta. Pazienza, può capitare. Così come può capitare che io non abbia accettato le scelte personali di altre persone. Solo che, nel mio caso, il personale è diventato politico e viceversa, si dimentica tutto quello che di buono il sottoscritto aveva fatto, per i singoli ed il collettivo. Pazienza.
Pazienza: ecco un termine che ho già usato due volte, e che non intendo più usare per il futuro; sono davvero stufo di tutta una serie di cose, di pressioni, di critiche che mi sono capitate di recente. Di attacchi personali improvvisi, ingiustificati che ho tentato sempre di giustificare. Ma adesso basta davvero.
Ora c'è la novità: si cambia vita! (ed anche linea)
D'ora in poi non perdonerò più chi mi parla alle spalle, chi va controcorrente, chi mi attacca nascondendosi, chi mi mente spudoratamente, inventandosi scuse assurde per cose che non reggono. Mi sono davvero rotto!
Lascio, almeno per ora. Sto male, di salute e di altro. Non penso di poter continuare così. Almeno, non in questa maniera e non adesso. Ho voglia di pensare un pò per me, almeno per salvarmi il fegato, ormai davvero gonfio come una botte. Sono stanco e voglio riposarmi. O almeno, non prendere altra bile, non so se riuscirei a sopportarlo.

Premettendo che faccio il servizio civile all'arci città futura di barcellona p.g., vorrei raccontare un episodio che a mio avviso riassume quello che è stato un anno di soprusi patiti fino alla prossima fine del mio servizio civile. Come dice la pubblicità, il servizio civile è "una scelta che cambia la vita", ma nel mio caso in peggio. Ho visto porcherie inimmaginabili, dal di dentro che non mi sarei mai aspettato o immaginato.
Giovedì scorso, avevo chiesto ad una responsabile dell'arci se potevo prendermi la mattina del giorno dopo come permesso per andare a Messina a seguirmi un seminario importante, che la frequenza mi avrebbe permesso di accumulare i famigerati punti utili al passaggio di anno. La responsabile, cn molta tranquillità, mi concede il permesso. Io aggiungo, dimostrando la mia buona volontà, se ritorno in tempo mi faccio sentire per dare una mano. Fin qui tutto sembra normale.
Il giorno dopo vado a seguirmi il mio seminario. Sono a Messina, Sono le 11.45 quando sento squillare il cellulare:"si può sapere dove sei finito?", dice Alessandro Campo, Presidente dell'Arci Città Futura. Io rispondo che sono a Messina e che avevamo accordato degli orari. Il seminario finisce alle 12.30. Mi avvio a prendere la macchina e tornarmene a barcellona, mentre il cellulare squilla in continuazione: preciso sempre che sono a messina, che se ce la faccio ritorno a dare una mano. Contrariamente a quanto mi suggerisce la mia ragazza, cioè mandarli a fare in culo, ritorno all'Arci e mi rendo disponibile: mi danno una lunga lista della spesa da fare per l'osteria, dove svolgo il mio servizio civile come cameriere. In realtà lo svolgerei come Progetto Rita, progetto di recupero e sostegno per i migranti. Ma gli unici migranti che ho conosciuto in questo periodo sono i cuochi che si sono susseguiti all'osteria.
Vado in un ipermercato e compro quante più cose segnalatemi, in pratica riempio un carrello ed ho anke difficoltà a portare le buste, ma vado cmq a consegnarle a Porto Salvo, luogo della famigerata osteria gestita dalla cooperativa "Il pane e le rose". I cancelli sono chiusi e la roba si sta squagliando, decido di portare tutto a casa e mettere nel freezer. Sono le 14.30 e litigo cn mia madre per i miei orari dissestati. Io sn un grumo di nervi e vado a dormire senza mangiare. Al mio risveglio, sono le 15.45, mi chima la presidente della cooperativa "il pane e le rose", Antonina lo Presti, in arte ninetta, che mi dice:"dove sei? se scendo a Barcellona di riempio la faccia di schiaffi! qui stiamo aspettando tutti te!! ti devi responsabilizzare, è dalle 15 che ti aspettiamo". Ora, precisando che nessuno mi aveva detto che dovevo portare sta roba alle tre, ma entro le due, che il presidente dell'arci mi aveva detto che avrei trovato sicuramente qualcuno a porto salvo che mi aprisse, visto che non ho le chiavi, ho preso gli insulti ed altre minacce più pesanti dalla presidentessa della cooperativa "il pane e le rose" Ninetta Lo Presti, dicendomi anche cose peggiori che non voglio riferire. quando consegno il tutto la presidentessa mi dice, a voce alta in maniera che tutti possano sentire:"sei un uomo di merda!".
A questo punto decido di parlare con Lucia, una delle responsabili. Lucia, mortificata dell'accaduto, dice comunque che io ho sbaglaito prima, cioè quando nn ho rispettato dei programmi, oppure quando ho fatto qualche ritardo. Stranamente anche Lucia non ricorda quando mi mandarono da solo a Palermo, avvertendomi la sera prima, a consegnare le domande di servizio civile alla sede regionale dell'arci, cn soli 37 euro in tasca(e poi ne ho spesi 50, senza chiedere nulla a loro), solo perchè se l'erano dimenticate di mandarli per posta. Si dimentica lucia delle volte che mi avvertirono un quarto d'ora prima per fare la qualsiasi, ed io devo smettere di fare la cosa che stavo facendo per mettermi a loro disposizione. Cmq si scusa a nome di Ninetta.
La sera sono di turno all'osteria come cameriere. non mi sento molto bene, mi fa male la testa. Chiedo se qualcuno ha una bustina o qualcosa, ma niente. il mal di testa aumenta, diventa una fitta, ed intanto sale l'acido dallo stomaco; mi vien da vomitare, non resito. chiedo di potermene andare prima e, per fortuna, c'è Domenico che mi accompagna a casa cn la mia macchina. Arrivo a casa e vado a vomitare: non avevo mai vomitato verde. Sto malissimo, inizio a sudare, sento delle scosse che mi salgono lungo la schiena. Ho preso una brutta intossicazione.
questa è stata la goccia che ha fatto trabboccare il vaso. appena finisco il servizio civile, credo che non vorrò più avere a che fare con L'Arci Città Futura di Barcellona, visto che qui a parole si dice di fare una cosa, e nei fatti si fa di peggio. Mi dispiace, io ho già dato. Certa gente si dovrebbe chiedere come mai i volontari del servizio civile dopo averlo fatto non rimangono ma scappano come disperati: non si può sempre dire "noi abbiamo sempre ragione", come ho sentito dire in un direttivo.
Cmq, di porcherie ne ho viste parecchie, ma per ora mi limito a dire solo questo.
Sempre Ribelle

eravamo ad una cinquantina di metri dal cancello d'ingresso della fabbbrica, quella dove saremmo dovuti entrare in azione di lì a poco. Le telecamere erano piazzate su entrambi i lati del cancello, inquadrando gran parte della strada circostante. Il sistema di video sorveglianza, era poi controllato da guardie interne che provvedevano, all'ingresso degli operai in fabbrica, all'individuazione dei chip sottocutanei dei dipendenti. Questi chip in cilicio, ultima trovata delle forze armate americane, erano ormai in uso in quasi tutti gli enti, statali e non, con l'obiettivo mai celato di controllare i propri dipendenti anche lontano dai luoghi di lavoro; io e Domenico chiamavamo quei chip "la scatola nera dell'azienda totale", in quanto forniva una schedatura ed una registrazione non solo dei pensieri ma anche dell'emotività legata alla gerarchia sociale, al prorpio status, al governo ecc. Grazie ad un compagno hacker, il Votarxy, subito dopo averci impiantato questi chip sotto la pelle, riuscimmo a farceli togliere per farci mettere dei chip che trasmettono informazioni false ai nostri controllori. Non sappiamo ancora per quanto tempo questo giochino possa funzionare, ma noi speriamo "il tempo che basti".
Domenico mi scosse con una pacca dal mio intorpidimento pensieroso, indicandomi il cancello. "Allora, si entra in gioco?"
Prendemmo i nostri zaini e parcheggiammo la macchina dietro a degi alberi di un parcheggio poco distante. Il colletto alzato, il cappello ed un fazzoletto sul volto da alzarsi al momento opportuno ci avrebbero garantito l'anonimato. La missione di quella notte era attaccare un enorme manifesto di protesta, di ribellione e rivoluzione ai cancelli, visibile dagli operai che sarebbero usciti tra poco. Dovevamo fargli capire che c'eravamo, che ci siamo, ancora oggi, che stavamo organizzando la ribellione contro l'avvento del nuovo fascismo inaugurato dal nostro major, che aspettava l'esito delle prossime elezioni per sciogliere uno degli ultimi consigli comunali con ancora una apparente democrazia interna. Molto apparente. In tutta l'Isola si sperimentava questa nuova forma autoritaria benedetta dalla chiesa e guidata dagli industriali, dai banchieri e dai capi azienda. Volevano far diventare L'Isola terreno di sperimentazione, per tutte le pratiche di neo schiavismo che altrove venivano chiamate precarietà. L'instaurazione di questo nuovo fascismo venne contestato da dei giovani pacifisti che, travolti da una carica di soldati americani, vennero sottoposti a quello che veniva chiamato "Il raggio del dolore", una nuova diavoleria della Nato utilizzata per disperdere le folle. Il raggio del dolore era un omaggio dell'amministrazione americana all'Isola che più volte in passato si era prodigata di servire la badiera a stelle e strisce. L'unica resistenza era composta da chi, come noi, per necessità si era dato alla lotta clandestina contro i nuovi despoti. Le armi non mi erano mai piaciute, ma sapevo che quella era l'unica via, disperata, che potevamo prendere. Giudicati e condannati come terroristi, alcuni di noi furono rinchiusi in prigioni lager in condizioni disumane, oppure sottoposti ad esperimenti riguardanti la modifica del DNA umano, combinato cn quello animale.
domenico si muoveva con passo sciolto verso destra, allontanandosi sempre più da me che dirigevo i miei passi sulla sinistra, fino a fermarmi dietro un albero che avrebbe consentito di prendere di mira la prima telecamera. Presi la mira cn la mia Beretta calibro9, regalo di parenti ormai arruolati nell'esercito nero. Mentre Domenico era ormai ad una ventina di metri dalla telecamera di sinistra, io iniziai a sparare a quella di destra. Il primo colpo finì alto, ma il secondo centrò l'obiettivo. Il leggero fracasso diede il via a domenico per frantumare la telecamera di sinistra, ormai molto vicina, e diede a me il tempo per entrare in azione: un minuto e trenta secondi, il tempo di intervento della pattuglia più vicina. Srotolai il manifesto, mentre domenico si arrampicava sulle inferriate enormi del cancello: passai il manifesto e lui con gesto fulmineo lo allacciò ai punti pù alti, mentre io lo legavo da sotto. C'erano rimasti 50 secondi, pochi, ma il grosso era ormai fatto; sullo sfondo di una falce e martello enormi, incitavamo gli operai, gli sfruttati e tutti coloro che non sopportavano questo stato di cose a ribellarsi con tutti i mezzi necessari. Il colpo d'occhio era bellissimo e, alle sirene in lontananza della polizia politica, sentivamo le sirene della fabbrica che annunciavano l'uscita degli operai. Tutto sembrava andare per il meglio: adesso bisognava scappare. attraversammo la strada poco illuminata e ci addensammo nel parcheggio alberato dove avevamo lasciato il nostro mezzo. Domenico conosceva il posto e, con manovra furtiva, prese un sentiero che ci fece sbucare sulla statale 113, tra Fontanamorta e Calderona. dopo una quindicina di secondi, iniziammo a ridere e rilassarci con una sigaretta di rito. Distesi il capo sullo schienale, ma l'ultimo tiro mi andò di traverso quando vidi le luci delle sirene avvicinarsi sempre più.

Continua...